I docenti per Gaza
Il Collegio Docenti dell’IIS 25 Aprile-Faccio, che è contrario a qualsiasi forma di razzismo, di violenza e di guerra, ha votato all’unanimità, nell’ultima riunione di lunedì 29 settembre 2025, il seguente documento di condanna per i terribili avvenimenti e la gravissima situazione della striscia di Gaza e della Cisgiordania.
Come docenti ed educatori ma anche, semplicemente, come esseri umani, sentiamo oggi il dovere di dichiarare la nostra contrarietà assoluta alla tragedia che si sta consumando nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, per quanto in reazione al brutale e ingiustificabile eccidio e rapimento di cittadini israeliani compiuto sul territorio di Israele da miliziani di Hamas e di altri gruppi armati il 7 ottobre 2023. Riteniamo infatti che la reazione di Israele sia sproporzionata nell’intensità, nella durata, nei danni e sofferenze che sta causando alla popolazione palestinese.
La guerra condotta dallo Stato di Israele nella striscia di Gaza è l’ultimo, terribile episodio di una durissima occupazione che dura da molti anni. Questa guerra, giunta al punto di infliggere deliberatamente la negazione dei diritti umani di base alla popolazione civile, sta causando sofferenze indicibili a donne, uomini, bambine e bambini per la massima parte innocenti, che vengono uccisi e feriti dai bombardamenti, dai combattimenti, dalla distruzione delle loro case e di tutte le infrastrutture, compresi gli ospedali, dalle malattie, dalla fame e malnutrizione e dalla mancanza di acqua potabile provocate queste ultime dalla chiusura dei varchi e dal rifiuto di aprire corridoi umanitari degni di questo nome.
Le uniche parole che possono dare un’idea della situazione che i civili palestinesi, siano essi musulmani, cristiani o di qualsiasi gruppo religioso o etnico, stanno vivendo, è che la striscia di Gaza è diventata ormai quanto di più simile all’inferno ci possa essere sulla terra.
Il governo dello Stato di Israele si sta macchiando di crimini gravissimi, come già statuito dall’Onu e dalla Corte Penale Internazionale ancora prima che la situazione si aggravasse ulteriormente. Non entriamo nel merito del dibattito riguardo al verificarsi di un vero e proprio genocidio: perché non è nostro compito e perché ci sembra un elemento importante ma non decisivo. Anche se quello che sta succedendo non corrispondesse esattamente ai criteri giuridici che stabiliscono cos’è un genocidio, rimarrebbe la gravità assoluta della condotta criminale decisa dal governo di Israele e perpetrata mediante l’esercito israeliano. Non si tratta di colpevolizzare né i cittadini israeliani né, e non dovrebbe neppure essere necessario specificarlo, la popolazione di origine ebraica che non vive in Israele. In quanto costitutivamente contrari ad ogni forma di razzismo e di discriminazione, rigettiamo quindi al mittente qualsiasi accusa di antisemitismo. Riteniamo anzi che siano proprio le condotte criminali di cui sopra che stanno infangando la cultura millenaria del popolo ebraico e la memoria dei milioni di vittime dell’odio antiebraico della storia antica e, soprattutto, recente.
Parallelamente ci sembra inaccettabile che il governo israeliano approfitti dell’incapacità e della mancanza di volontà dei governi occidentali nonché dell’impotenza della comunità internazionale per rilanciare la prassi decennale di progressiva estensione delle colonie israeliane nel territorio della Cisgiordania, territorio giuridicamente spettante al popolo palestinese e in legittima attesa di essere governato dal medesimo.
In conclusione, l’IIS XXV Aprile Faccio di Cuorgnè e Castellamonte si unisce alle molte voci che auspicano e chiedono con forza:
– che le parti in causa cessino immediatamente ogni attività bellica, in modo da permettere l’ingresso di aiuti umanitari, acqua, cibo, medicinali e tutto quanto è necessario per superare l’attuale situazione di carestia e di assoluta emergenza su vari livelli subita dagli abitanti della striscia di Gaza
– il rilascio di tutti gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e di altri gruppi armati
– l’immediato blocco della costruzione di nuove colonie israeliane in Cisgiordania, in modo da non vanificare la possibilità di trovare delle soluzioni statuali e istituzionali che permettano una vita dignitosa a entrambi i popoli
Cuorgnè, 29 settembre 2025
